Purtroppo ciò è necessario: un'area naturale prevalentemente "selvatica", se abitata da specie che nutrono nei confronti del cane un terrore atavico, è incompatibile con la loro presenza.
Il cane anche se controllato dal suo accompagnatore (sempre che quest'ultimo sia in grado di farlo perché anche l'animale più docile ed educato di fronte al "selvatico" sente ferocemente l'istintivo richiamo alla caccia), lascia tracce del proprio passaggio, quali peli, fatte, odori, terrorizzando le sue potenziali prede e inducendole a comportamenti innaturali.
Così, spesso, gli animali selvatici abbandonano i propri piccoli, si disperdono dal branco, fuggono dal territorio comunemente occupato che conoscevano, tentando di rifugiare in luoghi a loro sconosciuti, esponendosi così a pericoli, quali l'attraversamento di strade o l'invasione di aree urbane.
Ecco perché nelle aree naturaliformi, quali parchi urbani in genere, aree agricole o comunque aree a bassa presenza di specie selvatiche, il cane, se ben accudito e controllato, non è causa di problemi; invece, laddove esistono aree ad elevata naturalità, con presenza di animali selvatici, il cane non dovrebbe essere ammesso, neppure al guinzaglio.
Dario Furlanetto